Descrizione
Associazione Amici di Spoleto Ets
Presenta
IL CONCERTO
“MYTHS AND LEGENDS”
Domenica 14 giugno - ore 17:30
Palazzo Mauri
Comunicato Stampa dell'Associazione
L’Associazione Amici di Spoleto ETS presenta il concerto “Myths and Legends”, che si terrà a Spoleto Domenica 14 giugno alle ore 17:30 nella sala d’ingresso di Palazzo Mauri, e che vedrà esibirsi Rhonda Abouhana, voce, Jill Muti, Flauto, Paige Short, pianoforte, Monica Pontini, violino, Filippo Sodi, viola, Edoardo Sbaffi, violoncello. In programma musiche di Schubert, Brahms, Ravel, Reinecke, Del Tredici, Walter Vogt, Mozart.
Nel corso della storia, miti e leggende hanno aiutato gli esseri umani a dare un senso al mondo che li circonda, offrendo voce all'amore, al desiderio, alla trasformazione, all'eroismo, al mistero e all'ignoto. Il programma del concerto “Myths and Legends”, esplora quindi il potere duraturo di queste narrazioni attraverso musiche ispirate al folklore, alla fantasia, alla letteratura e all'immaginazione. Da fiumi incantati e spiriti erranti a racconti lontani e archetipi senza tempo, ogni composizione ci invita in un mondo in cui la musica diventa racconto e l'emozione si trasforma in mito. Presentato nel contesto di una comunità scolastica dedicata alla curiosità intellettuale e all'espressione artistica, questo recital celebra non soltanto la ricchezza di queste storie, ma anche il ruolo essenziale delle arti nell'aiutarci a esplorare ciò che significa essere umani.
Maurice Ravel (1875–1937) Shéhérazade - La leggendaria Shahrazād, protagonista delle Mille e una notte, sopravvive grazie al potere del racconto. Secondo la leggenda, il re persiano Shahriyār, tradito dalla moglie, decide di sposare ogni notte una nuova donna e di farla giustiziare all’alba. Shahrazād si offre volontariamente come sposa e, nella notte delle nozze, inizia un racconto così avvincente che il re rinvia l’esecuzione per ascoltarne il seguito. Notte dopo notte, intreccia storie di magia, avventura, amore e trasformazione, fino a far abbandonare al sovrano la propria crudeltà. La Shéhérazade di Ravel non narra direttamente queste vicende, ma ne evoca l’atmosfera di sensualità, mistero e meraviglia. Composta su poesie di Tristan Klingsor, l’opera abita un Oriente immaginato attraverso il filtro del Simbolismo e dell’Impressionismo francese. In questa versione cameristica il flauto assume un ruolo centrale, suggerendo il canto degli uccelli, i venti del deserto o la seducente fluidità della voce stessa di Shahrazād. La musica si dispiega in strati di colore cangiante e armonie sospese, creando la sensazione di fluttuare tra sogno e realtà. Come i racconti della protagonista, la partitura di Ravel incanta non attraverso una narrazione diretta, ma grazie all’irresistibile fascino dell’immaginazione.
Franz Schubert (1797–1828) - Die goldene Spinnrade (La ruota d’oro del filatoio) Come molti dei suoi Lieder narrativi, Die goldene Spinnrade nasce dal mondo delle fiabe e delle leggende popolari, dove gli oggetti più comuni nascondono spesso poteri soprannaturali. Il filatoio, simbolo ricorrente della tradizione europea, rappresenta frequentemente il destino stesso, intrecciando amore, lavoro, memoria e sorte. Dalla Bella Addormentata alle antiche ballate germaniche, esso diventa lo strumento attraverso cui forze invisibili modellano la vita umana. Nella poesia di Ludwig Uhland, la ruota d’oro è al tempo stesso presenza concreta e simbolica, evocando incanto e inevitabilità. Schubert trasforma il racconto in un piccolo dramma musicale. Le figure incessanti del pianoforte richiamano il movimento perpetuo della ruota e il continuo scorrere del destino. Al di sopra di esse, la linea vocale alterna tenerezza lirica e intensità drammatica, permettendo alla vicenda di svilupparsi con una forza quasi operistica. Schubert era profondamente attratto dalle storie in cui il soprannaturale irrompe silenziosamente nella vita quotidiana. Qui l’ascoltatore viene condotto in un mondo dove mito e realtà convivono e dove il movimento ipnotico del filatoio diventa inseparabile dal dispiegarsi del destino umano.
Clara Schumann (1819–1896) – Lorelei - La leggenda della Lorelei occupa un posto centrale nell’immaginario romantico tedesco. Secondo la tradizione, una giovane donna di straordinaria bellezza siede sulla sommità di una rupe che domina il Reno, pettinando i suoi lunghi capelli dorati e cantando con una voce così ammaliante da far perdere ai naviganti ogni consapevolezza dei pericoli sottostanti. Incantati dal suo canto, essi si schiantano contro gli scogli e trovano la morte. La celebre poesia di Heinrich Heine trasformò questa leggenda medievale in uno dei simboli più evocativi del Romanticismo. La versione musicale di Clara Schumann affronta il racconto non con enfasi teatrale, ma con una malinconia inevitabile e sospesa. L’accompagnamento pianistico richiama il fluire del Reno, mentre la linea vocale si sviluppa con eleganza e contenuta intensità espressiva. Più che una semplice sirena distruttrice, la Lorelei emerge qui come una figura ambigua, sospesa tra dolore e incanto. Nella letteratura romantica il Reno rappresentava al tempo stesso identità nazionale e misteriosa forza della natura, e la Lorelei ne divenne una delle incarnazioni mitiche più durature.
Johannes Brahms (1833–1897) - Ballata in re minore, op. 10 n. 1 (“Edward”) - Brahms basò la sua prima Ballata sull’antica ballata scozzese Edward, tramandata da Johann Gottfried Herder nella sua raccolta di poesie popolari. La storia si sviluppa come un dialogo tra madre e figlio. Vedendo il sangue sulla spada di Edward, la madre gli chiede ripetutamente che cosa abbia ucciso: prima un falco, poi un cavallo. Infine, il giovane confessa di aver assassinato il proprio padre. Man mano che il dialogo procede emerge un ulteriore orrore: la madre stessa potrebbe aver incoraggiato o addirittura orchestrato il delitto. Resosi conto di ciò, Edward la maledice e abbandona per sempre la propria casa. La crudezza della vicenda, con i suoi temi di colpa, violenza e tradimento, affascinò profondamente gli artisti romantici del XIX secolo.Brahms non cerca una rappresentazione narrativa letterale. La scrittura pianistica evoca invece il peso psicologico della storia attraverso sonorità cupe, improvvisi silenzi e accordi monumentali e inesorabili. La musica sembra provenire da una memoria collettiva ancestrale, più che dall’esperienza individuale.
Carl Reinecke (1824–1910) - Sonata “Undine”, op. 167 - L’amata Sonata per flauto di Reinecke si ispira al racconto Undine di Friedrich de la Motte Fouqué, una delle più celebri fiabe del Romanticismo tedesco. Undine è uno spirito delle acque che desidera ottenere un’anima umana. Sposa il cavaliere Huldbrand e, attraverso l’amore, diventa pienamente umana; ma Huldbrand finirà per tradirla. Vincolata alle leggi soprannaturali del suo mondo elementale, Undine sarà infine costretta a causarne la morte prima di ritornare per sempre alle acque. Il flauto dà voce alla protagonista: fluido, mutevole, giocoso e infine tragico. Le trame pianistiche evocano ruscelli, fontane e tempeste, mentre le ampie linee melodiche suggeriscono innocenza, desiderio e struggimento. Il primo movimento cattura il luccichio dell’acqua, mentre quelli successivi esplorano territori emotivi sempre più profondi e turbolenti.Come molte leggende romantiche, Undine riflette sul fragile confine tra il mondo umano e quello soprannaturale. La forza della storia risiede non soltanto nella fantasia, ma anche nei temi universali dell’amore, del sacrificio e dell’appartenenza impossibile.
David Del Tredici (1937–2023) - The Acrostic Song da Final Alice. David Del Tredici dedicò gran parte della propria carriera all’universo fantastico di Alice creato da Lewis Carroll, considerandolo non come semplice letteratura per l’infanzia, ma come una vera e propria mitologia moderna. The Acrostic Song mette in musica la poesia che conclude Attraverso lo specchio. Le lettere iniziali di ogni verso compongono il nome “Alice Pleasance Liddell”, la bambina reale che ispirò i racconti di Carroll. Il mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio costituisce un paesaggio mitico popolato da figure archetipiche: il Bianconiglio, il Cappellaio Matto, la Regina Rossa e una moltitudine di creature che dissolvono continuamente i confini tra sogno e realtà. Del Tredici coglie la profondità emotiva e psicologica nascosta dietro il nonsense di Carroll. La musica alterna innocenza e intensità estatica, evocando insieme meraviglia infantile e nostalgia. In The Acrostic Song, il mondo fantastico di Alice si allontana gradualmente, lasciando una meditazione dolceamara sulla memoria, l’immaginazione e il passaggio dall’infanzia all’età adulta.
Stephen Schwartz (1948– ) - Meadowlark da The Baker’s Wife
In Meadowlark, Stephen Schwartz crea un mito moderno sotto forma di parabola. La canzone racconta la storia di un’allodola che vive al sicuro in un prato e che rimane affascinata dal sole. Pur essendo avvertita di non volare troppo in alto, sceglie infine il rischio piuttosto che la sicurezza e si libra verso il cielo. L’allegoria richiama miti antichi come quello di Icaro, che si avvicinò troppo al sole nonostante gli ammonimenti del padre. Tuttavia, a differenza del mito greco, il racconto di Schwartz non riguarda tanto la punizione quanto la dolorosa necessità della scelta. L’allodola diventa simbolo del desiderio umano di inseguire amore, libertà e trascendenza anche a costo della perdita. All’interno di The Baker’s Wife, il brano riflette il conflitto emotivo di una donna divisa tra sicurezza e passione. Musicalmente, Schwartz unisce lirismo intimo e slanci melodici che rispecchiano l’ascesa dell’uccello. Pur appartenendo al teatro musicale, l’opera risuona con temi mitici senza tempo di aspirazione, coraggio e trasformazione.
Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791) - Quartetto per flauto in la maggiore, K. 298- Il Quartetto per flauto in la maggiore K. 298 è una raffinata opera cameristica che unisce lirismo, eleganza e spirito conversativo con straordinaria naturalezza. Composto negli ultimi anni della vita di Mozart, il lavoro riflette l’intimità e la raffinatezza della musica da salotto viennese, mettendo il flauto in un dialogo costante e brillante con gli archi. A differenza dei precedenti quartetti per flauto, più virtuosistici, il K. 298 possiede un carattere leggero e rilassato. L’opera è permeata di calore, umorismo e sottile sofisticazione, tanto da suggerire che possa essere stata concepita per essere eseguita tra amici. Il movimento iniziale si sviluppa con trasparenza ed equilibrio, mentre la sezione centrale offre momenti di intensa cantabilità e delicata espressività. Il finale, vivace e scintillante, conclude il quartetto con leggerezza e spirito. In tutta la composizione, Mozart dimostra la sua straordinaria capacità di creare una musica che appare spontanea e naturale, pur essendo profondamente raffinata e autenticamente umana.
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Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2026, 11:08