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Prima conferenza del ciclo 2026 Il museo racconta

Successo per il convegno 'Spoleto preromana: le scoperte della bio-archeologia sulla popolazione arcaica di piazza d'Armi'. Una mole di nuovi dati a disposizione e si continuerà a scavare

Categorie:
Cultura
Argomenti:
Tempo libero

Data :

5 marzo 2026

Prima conferenza del ciclo 2026 Il museo racconta
Municipium

Descrizione

Comunicato stampa del Museo Archeologico Nazionale di Spoleto relativo alla prima conferenza del ciclo 2026 Il museo racconta. I nuovi dati, le analisi e le scoperte promosso direttamente dal Mantr. Il 28 febbraio si è tenuta in una chiesa di Sant'Agata gremita la conferenza 'Spoleto preromana: le scoperte della bio-archeologia sulla popolazione arcaica di piazza d'Armi' durante la quale sono stati presentati tutti i risultati di un importantissimo studio biennale sulla necropoli umbra di piazza d'Armi condotto con il contributo di quattro poli universitari e con un approccio metodologico del tutto innovativo che ha visto anche l'utilizzo, fra le varie tecniche, dell'esame del Dna

Il bastone degli scettri dei re di Spoleto era in legno di carpino, tra gli alimenti che andavano per la maggiore c’erano l’orzo e altri tipi di cereali. Sono solo due delle decine di informazioni emerse sulla popolazione umbra che abitava il territorio quasi tremila anni fa grazie al biennio di studio finanziato attraverso i fondi (circa 250mila euro) del progetto PRIN 2022 PNRR “Powerful women and outstanding children in Pre-Roman Umbria: Understanding inclusive societies with foreign peoples through an integrative approach of molecular anthropology, archaeology and virtual design” (Donne potenti e bambini straordinari nell'Umbria preromana: comprendere le società inclusive con popoli stranieri attraverso un approccio integrato di antropologia molecolare, archeologia e progettazione virtuale). L’attività di ricerca ha visto coinvolto il Museo Archeologico Nazionale e Teatro Romano di Spoleto (Mantr) con tre importanti dipartimenti universitari, l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” (Dipartimento di Biologia), l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo (Dipartimento di Studi Umanistici), l’Università della Tuscia di Viterbo (Dipartimento di Scienze Umanistiche) e con la collaborazione di Albert-Ludwigs-Universität in Freiburg.

Tutti i risultati dell’imponente mole di studio sono stati presentati nel convegno di sabato 28 febbraio “Spoleto preromana: le scoperte della Bio-Archeologia sulla popolazione arcaica di Piazza d'Armi” che ha aperto il ciclo di conferenze promosso dal Mantr per il 2026 ‘Il Museo racconta. I nuovi dati, le analisi e le scoperte’ in una chiesa di Sant’Agata gremita in ogni ordine di posto. La necropoli umbra di piazza d’Armi è stata scelta come sito modello per l’applicazione di un metodo di indagine multidisciplinare e innovativo che ha unito competenze di archeologia e antropologia biologica, arrivando a sperimentare anche l’esame del Dna sui resti organici di alcune sepolture. Lo studio di frammenti archeologici, osteologici, dentari e botanici ha completato il quadro delle analisi effettuate che hanno permesso di ottenere nuovi, fondamentali dati sull‘area e di approfondirne le origini, le connessioni con altre comunità e la relativa struttura sociale.

Dei 28 soggetti esaminati è emerso che soltanto 4 di essi erano migranti e di certo c’era un’elite a capo della comunità con membri provenienti anche da famiglie diverse. Il tartaro sui denti e tratti anemici, invece, sono indicatori di una dieta prevalentemente a base di amido, orzo o altri cereali. Si cuoceva però anche carne che veniva selezionata pure per essere messa nelle deposizioni funebri: in un calderone di bronzo sono stati riscontrati resti di due ovini bolliti. Restano alcuni punti interrogativi: difficile capire, ad esempio, come ci fossero diversi casi di otite legata al fatto di trascorrere molte ore in acqua. Due le varietà di legno rilevate, entrambe autoctone, per fabbricare utensili e armi: quello più utilizzato era il viburno, flessibile e adatto per le impugnature, soprattutto lance, mentre solo il manico degli scettri dei re era fatto con il carpino, ostrya per la precisione.

 Il lavoro di studio, tuttavia, non è finito qui. Chiusa la fase preliminare, l'integrazione tra i dati archeologici, dell’antropologia molecolare e della biologia dello scheletro darà ulteriori esiti che sarà possibile seguire in costante aggiornamento sul nuovo portale dedicato www.bioarcheospoleto.it.

 L’area di piazza d’Armi, tra i fiori all’occhiello dell’esposizione permanente del Mantr, continuerà ad essere indagata e valorizzata. E‘ certo, infatti, che nel sottosuolo ci siano ancora diverse tombe da scoprire, a proposito delle quali il sindaco di Spoleto Andrea Sisti, intervenuto al convegno, ha confermato la massima attenzione da parte dell’ente pubblico che da pochi mesi ha acquisito per intero la zona su cui sono in programma vari interventi di urbanizzazione. L’interesse suscitato dalla necropoli su tutti i soggetti coinvolti, così, ne conferma una volta di più la notevole rilevanza storica, archeologica e culturale. 

Il ciclo di conferenze – La nuova stagione di conferenze tematiche promossa dal Mantr, dal titolo ‘Il Museo racconta. I nuovi dati, le analisi e le scoperte’, proseguirà con altri due appuntamenti primaverili. In uno di essi si continuerà a parlare di piazza d’Armi con la presentazione del restauro effettuato sui preziosissimi reperti inediti della tomba 15. 

Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2026, 09:15

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